venerdì 30 maggio 2014

All'ultimo taglio

Prima della gara contro il Ghana, in programma domani sera al De Kuip, Van Gaal diramerà la lista dei 23 convocati per la coppa del mondo. Saranno 7 i calciatori tagliati dai 30 che hanno preso parte al ritiro pre-mondiale in Portogallo.
Oltre a Van der Vaart, out per problemi al polpaccio (mi spiace per l'uomo ma il giocatore aveva già fatto il suo tempo), sono praticamente nulle le speranze di sopravvivere al taglio per il portiere Zoet e per Trindade de Vilenha. In difesa solo uno si salverà tra Kongolo, Van Aanholt e Rekik mentre gli ultimi due nomi verranno probabilmente scelti tra gli attaccanti con Promes e Boetius "favoriti" anche se mi è difficile trovare una giustificazione all'eventuale presenza di Kuyt in Brasile.

mercoledì 28 maggio 2014

Olanda - Ecuador 1-1


La prima delle tre amichevoli premondiali (le altre saranno contro Ghana e Galles) segna l'esordio del modulo 5-2-3 (o 3-4-3 se letto in maniera più offensiva) che Van Gaal ha deciso di adottare dopo l'infortunio di Strootman e la fragilità del reparto arretrato dimostrata nelle gare disputate contro avversari di alto livello.
Trovo che la scelta, pur molto criticata dai puristi, sia in realtà molto saggia e il mio unico appunto sta nell'idea del tecnico di affiancare a de Jong un ex-difensore come Blind diminuendo ulteriormente il numero di giocatori che possono diventare un fattore offensivamente.
Naturalmente la formazione schierata contro l'Ecuador (solo giocatori dell'Eredivisie con l'aggiunta di Van Persie) va presa con le molle ma ho spesso sottolineato che la presenza di Danny Blind nello staff sia una sorta di garanzia per l'utilizzo del figlio come titolare. Se insomma non sarà terzino sinistro (Van Aanholt, nella ripresa, mi è parso preferibile a Kongolo), sarà di sicuro tra i centrocampisti.
La gara mi ha dato ragione evidenziando le carenze di Clasie e Blind sia nella fase di contenimento che, soprattutto, quando si doveva ribaltare il fronte d'azione. Entrambi troppo lenti, troppo imprecisi e incapaci di quelle accelerazioni che possono creare superiorità numerica.
Ingiudicabile la difesa che schierava, da destra a sinistra, Janmaat, Veltman, de Vrij, Martins Indi e l'esordiente Kongolo. Una sola incertezza, ancora nei minuti iniziali, quando Veltman non aggancia un pallone filtrante, Janmaat non sale tenendo in gioco Montero che non ha difficoltà a superare Cillessen da pochi passi. Per il resto normale amministrazione con l'Ecuador che è stato raramente in grado di farsi vedere nella metacampo olandese.
In avanti Van Persie che ha impattato verso la fine del primo tempo sfruttando al meglio un ottimo assist di Clasie, è stato affiancato da Wijnaldum e da Depay. Quest'ultimo è stato di gran lunga il migliore dei suoi, l'unico elemento fantasioso e frizzante che ha spesso predicato nel deserto.
Nessun commento sul secondo tempo che, tra ritmi bassissimi e interruzioni continue per sostituzioni ecuadoregne, non ha visto un'azione degna di questo nome. Per le amichevoli sarebbe forse il caso di pensare alla formula dei triangolari estivi.

venerdì 23 maggio 2014

Secondi con rammarico




I rimpianti sono inevitabili quando si vincono le prime quattro partite della fase finale segnando 15 reti e si perde poi la finalissima ai rigori contro la stessa squadra (l'Inghilterra) che si aveva già superato per 2-0 in precedenza. 
L'europeo disputato dall'Under-17 nei semideserti stadi maltesi è stato però positivo e ha confermato, anche sotto la guida del neo CT Maarten Stekelenburg (solo omonimo del portiere), i progressi del calcio giovanile olandese, capace di raggiungere la finale della manifestazione continentale per tre volte negli ultimi quattro anni.
Tra i migliori della squadra segnalo l'ala del PSV Bergwijn e il centrocampista del Feyenoord Schuurman.

lunedì 12 maggio 2014

Quasi sempre ritornano



Come era prevedibile, l'avventura di Van Gaal alla guida della Nazionale durerà solo un biennio, il periodo necessario per conquistare, peraltro con autorevolezza, la qualificazione al mondiale e, in un certo senso, riscattarsi personalmente dopo il disastro del 2002. 
Andrà ad allenare una squadra di club, probabilmente in Premier, lavoro che preferisce e che gli è senza dubbio più congeniale. 
Lo sostituirà Hiddink che, come il suo predecessore, torna alla Nazionale una seconda volta dopo averla condotta dal '95 al '98. 
Allora i risultati furono egregi: quarti di finale all'europeo con una squadra falcidiata da infortuni e tuttavia eliminata solo ai rigori, semifinali al mondiale con una delle migliori nazionali di sempre per gioco e compattezza. Sarà molto difficile fare meglio ma sono certo che con Guus in panchina le prestazioni al prossimo europeo saranno di tutt'altro spessore rispetto a quelle di due anni fa.

sabato 3 maggio 2014

Il poker è servito

1 Ajax 34 20 11 3 71 69 28
2 Feyenoord 34 20  7 7 67 76 40
3 Twente 34 17  12 5 63 72 37
4 PSV 34 18  5 11 59 60 45
5 Heerenveen 34 16  9 9 57 72 51
6 Vitesse 34 15  10 9 55 65 49
7 Groningen 34 14  9 11 51 57 53
8 AZ 34 13  8 13 47 54 50
9 ADO 34 12  7 15 43 45 64
10 Utrecht 34 11  8 15 41 56 54
11 PEC 34 9  13 12 40 47 49
12 Cambuur 34 10  9 15 39 40 50
13 Go Ahead Eagles 34 10  8 16 38 45 69
14 Heracles 34 10  7 17 37 45 59
15 NAC 34 8  11 15 35 43 54
16 RKC 34 7  11 16 32 44 64
17 NEC 34 5  15 14 30 54 82
18 Roda 34 7  8 19 29 44 69

In una Eredivisie sempre più livellata verso il basso, a fare festa è ancora una volta, la quarta consecutiva, la premiata ditta Ajax-de Boer. Non è stata stavolta una marcia irresistibile da parte dei lancieri la cui leadership però non è mai stata minimamente messa in discussione.
Dopo il prevedibile calo del Vitesse, sono stati Twente e soprattutto Feyenoord a cercare di insediare fino all'ultimo l'Ajax. La squadra di Koeman ha alzato bandiera bianca solo alla penultima giornata garantendosi però i preliminari di Champions.
La delusione maggiore è ancora una volta il PSV, mai in corsa per le posizioni di testa, che solo grazie ad un buon finale di stagione riesce a centrare l'obiettivo minimo dell'Europa League senza passare dai playoffs.
Si aggiudica il titolo dei cannonieri l'islandese Finnbogason (Heerenveen) con 28 centri, cinque in più di Pellé che in quel di Rotterdam si riconferma ad egregi livelli.

giovedì 10 aprile 2014

Quarti fatali

AZ - Benfica               0-1        0-2


Le speranze dell'AZ di continuare la sua avventura in Europa durano solo il primo tempo della gara di andata, giocato a viso aperto da entrambe le formazioni e nel quale l'AZ va più volte vicino al vantaggio con Johansson e Berghuis. A inizio ripresa però il gol di Salvio (ribattuta al volo dopo parata di Alvarado) è un colpo troppo pesante dal quale gli olandesi non si riprendono più. Il Benfica amministra il vantaggio con tranquillità e pure al ritorno non ha nessun problema a gestire la gara e a chiudere definitivamente il discorso qualificazione con un gol per tempo di Rodrigo.

giovedì 20 marzo 2014

Prosegue la marcia dell'AZ

AZ - Anzhi                 1-0        0-0


All'AZ è sufficiente un rigore trasformato da Aron Johannsson nella gara di andata, peraltro soffertissima e anche fortunata, per avere la meglio sull'Anzhi e vendicare l'umiliante 0-5 casalingo dell'anno scorso. Per la verità questo Anzhi ha solo il nome in comune con quello dello squadrone dell'anno scorso, smantellato in estate dal suo presidente, ma ciò non diminuisce la soddisfazione per un approdo ai quarti di finale davvero inaspettato. 

martedì 11 marzo 2014

Kevin, che peccato!



A tre mesi dall'inizio del Mondiale, la rottura del legamento crociato fa fuori Strootman dalla manifestazione iridata, oltre che da buona parte della prossima stagione. 
L'Olanda perde così il giocatore, se non più rappresentativo, sicuramente più importante; l'unico centrocampista in grado di dare un significativo apporto sia alla fase difensiva che a quella offensiva. Sarà un'assenza pesantissima che potrebbe indurre un allenatore a cambiare addirittura modulo... se non si trattasse di Van Gaal.

mercoledì 5 marzo 2014

Francia - Olanda 2-0


Van Gaal sfrutta l'ultima possibilità, prima della consegna, in maggio, della lista dei 30 preselezionati, per vedere all'opera qualche volto nuovo. Ecco allora tra i convocati Rekik, Klaassen, Boetius e Promes. Non sono presenti de Vrij e de Jong (scelta tecnica), Lens (squalificato) e Van der Vaart (non al meglio fisicamente).
Nell'undici di partenza occhi puntati su Clasie, Promes e Boetius che rilevano i (presunti) titolari de Jong, Lens e Robben.
Dopo una lunga fase di studio nella quale le squadre si danno battaglia a centrocampo senza riuscire ad affondare, l'Olanda sembra prendere il controllo del gioco ma è poco audace negli ultimi trenta metri e il possesso palla rimane fine a sé stesso. Paradossalmente la nuova situazione tattica giova maggiormente ai francesi che, limitandosi a difendersi per poi lanciare lungo una volta conquistata palla, riescono più volte a mettere in difficoltà la lenta retroguardia olandese. Nel primo affondo di una certa pericolosità, Benzema è contrato da Vlaar proprio sulla linea di porta. L'Olanda risponde con una conclusione di Van Persie che impegna Loris sugli sviluppi di un angolo, prima di rimanere in completa balìa dei contropiede francesi. Prima Benzema brucia Martins Indi su un lancio lungo e alto e fa secco Cillessen con un tiro non apparso imparabile, poi è lo stesso Benzema a lanciare Valbuena sul cui cross Van der Wiel si perde Matuidi che in acrobazia trova il raddoppio. Padroni di casa vicini pure alla terza rete dalla quale l'Olanda si salva con fortuna prima che l'intervallo ponga momentanea fine a questa fase davvero imbarazzante.
La ripresa inizia con un'Olanda più battagliera e tuttavia incapace di creare la minima preoccupazione alla retroguardia francese. Dal canto loro i padroni di casa si limitano a controllare e solo raramente a provare qualche accelerazione. Come risultato non si assiste ad un tiro in porta, se si esclude una telefonata di Ribery, e le uniche note di cronaca sono gli ingressi di Rekik e Klaassen che portano a quattro i debuttanti di giornata.

sabato 1 marzo 2014

L'unica cosa da fare

Al pari della scorsa stagione nella quale la Fiorentina fu letteralmente derubata dal Milan del terzo posto, la storia si sta ripetendo anche quest'anno con il Napoli immeritatamente terzo e la Fiorentina alle sue spalle, continuamente e chirurgicamente bastonata da arbitri che solo gli ingenui e gli ipocriti possono continuare a definire "in buona fede". 
Non può essere infatti un caso che in due stagioni consecutive, proprio quelle in cui lottava per il terzo posto, la dea bendata si sia accanita sulla Viola togliendole una decina di punti a campionato.
Non sono scandalizzato e neppure troppo infastidito perché non è poi così difficile rendersi conto di come funzionino le cose nell'ambiente calcistico, l'unico, tra quelli sportivi, che si rifiuta di progredire, terrorizzato dalle conseguenze di una maggiore trasparenza.
Mi lascia però alquanto perplesso il fatto che continui ad accettare questa situazione chi, esclusivamente per decisioni prese dall'alto, ci rimette numerosi milioni a stagione.
Come può un imprenditore come Della Valle tollerare che in due anni venga derubato di una cinquantina di milioni, quelli che la Fiorentina avrebbe incassato nel caso di qualificazione alla Champions League?
Sì, certo, si sarà mosso nelle cosiddette "sedi opportune", avrà reclamato il dovuto rispetto per i tifosi e la città, ma tutti sanno che l'utilità di queste iniziative è nulla. Di sicuro lo sa, e fin troppo bene, qualsiasi tifoso della Fiorentina che abbia seguito la squadra negli ultimi 20 anni.
Quello che Della Valle  dovrebbe invece avere il coraggio di fare sarebbe prendere una decisione drastica ed epocale quale staccarsi dalla Lega e crearne un'altra.
Una nuova lega con tempo effettivo, moviola in campo, diritti televisivi equamente distribuiti tra le partecipanti otterrebbe l'adesione immediata di numerose società e finirebbe per mettere in crisi l'attuale che si troverebbe con una manciata di squadre, le uniche tutelate dal sistema vigente. Senza contare che l'inserimento delle nuove tecnologie garantirebbe alla lega nascente una curiosità e un interesse a livello mondiale, con ritorni economici non indifferenti.
Sarebbe una battaglia dura e ricca di insidie con squadre ovviamente escluse dalle competizioni europee (ma tanto quando mai sarebbero arrivate in Champions?) e giocatori esclusi dalle proprie Nazionali, ma che regalerebbe al calcio una dote assai più importante: la credibilità che ad alti livelli non ha quasi mai avuto.