sabato 27 marzo 2021
A mai più rivederci
domenica 22 novembre 2020
Perdelli 2: l'incubo
Ovviamente ci dovrà sbattere la testa, ma dopo 4/5 sconfitte consecutive forse se ne renderà conto e allora Iachini sarà nuovamente benvenuto.
martedì 4 giugno 2019
Liberàti!
La colpa è naturalmente del clima ostile nei loro confronti, come se tale clima non fosse figlio dei loro comportamenti e delle loro dichiarazioni. Ma si sa, per loro la colpa è sempre di altri, dei tifosi, degli allenatori, dei giornalisti, delle istituzioni, di tutti coloro che dovrebbero solo mostrare gratitudine a tali mecenati senza i quali il calcio a Firenze sarebbe ormai un lontano ricordo. Questo almeno secondo la loro spocchia che, unita in modo pericoloso, ma forse inevitabile, a una grande permalosità, ha finito per renderli indigesti a chiunque non sia affetto da servilismo e possa invece valutare in modo oggettivo il loro operato. Che sarebbe più corretto chiamare modus operandi perché i fratellini, troppo snob e presuntuosi per mischiarsi in faccende plebee, con il rischio oltretutto di rimediare brutte figure, si sono sempre limitati a proclami a distanza delegando ad altri la gestione della Fiorentina.
Il loro fondamentale errore è stato infatti quello di dare carta bianca a un contabile, Cognigni, totalmente estraneo a questioni calcistiche e a un direttore sportivo, Corvino, che ha mirato sempre e solo al proprio tornaconto personale (vedi rapporti con Ramadani). Non è un caso che dalla riassunzione di quest'ultimo, nel maggio del 2016, la Fiorentina sia caduta in una spirale negativa che ha rischiato di portarla in Serie B. La retrocessione non è arrivata, ma sono stati comunque tre anni frustranti nei quali la proprietà ha tentato in tutti i modi, riuscendoci, di uccidere i sogni, la passione, le emozioni senza le quali il tifo non ha ragione di essere.
Ciò che si imputa ai Della Valle non è non avere investito abbastanza denaro, ma le continue prese in giro, le promesse mai mantenute, la comunicazione pessima con totale assenza di spiegazioni chiare su decisioni spesso incomprensibili, il modo dilettantesco col quale sono state gestite innumerevoli situazioni, la palese mancanza di programmazione. Il tutto senza che ci siano mai stati una minima autocritica, un briciolo di umiltà; solo sermoni autoincensanti ed ipocriti il cui unico scopo era ribadire la differenza tra padroni e clienti, tra chi con infinita bontà e a costo di immani sacrifici aveva riportato Firenze nel calcio che conta e coloro che avrebbero dovuto solamente chinare il capo e mostrare eterna riconoscenza.
Si chiudono così 17 anni di buone intenzioni, ma solo a parole, e nessun titolo. Non poteva essere altrimenti perché quando c'è stata la possibilità, se non di vincere qualcosa, almeno di provarci, la proprietà ha agito in modo quasi chirurgico per evitarlo, preferendo, in nome del fairplay finanziario e delle plus valenze, regalarci apatia piuttosto che speranze. Le stesse speranze che sentiamo di poter nuovamente cullare in questo momento, finalmente liberi.
mercoledì 2 marzo 2016
Il progetto dei Delle Balle
Sbandierare in continuazione di avere il settimo monte ingaggi e il settimo fatturato della Serie A, e nonostante quello collezionare quarti posti in serie, è la tattica adottata dalla società per dimostrare quanto bene lavori e, automaticamente, per portare dalla propria parte quei tifosi che decenni di sconfitte hanno reso dei rassegnati perdenti cronici senza più alcuna ambizione.
Eppure anche nel calcio moderno dove i ricchi diventano sempre più ricchi e la forbice con chi ricco non è diventa sempre più ampia, non mancano esempi di squadre che, sovvertendo i pronostici basati sui fatturati, hanno conquistato titoli nazionali. Basti vedere l'Atletico Madrid, il Wolfsburg, il Montpellier, l'AZ Alkmaar, il Bursaspor, fino ad arrivare alla favola del Leicester. Non è così frequente ma, se capita una congiuntura di eventi favorevoli, bisogna essere bravi a sfruttare l'occasione o almeno provarci.
L'occasione per la Fiorentina si era materializzata quest'anno quando, nonostante un mercato estivo alla ricerca di plus-valenze e non di difensori (vergognoso che Sousa abbia avuto a sua disposizione solo 4 centrali difensivi per 3 posti), si è ritrovata a Natale a un solo punto dalla vetta della classifica.
A quel punto si sono sprecate le dichiarazioni di facciata dei cavalier serventi della società che promettevano, anche a fronte di un sacrificio economico, un paio di forti innesti grazie ai quali si sarebbe continuato a coltivare il sogno.
Beh, come si è concluso il mercato invernale è sotto gli occhi di tutti: nessun difensore di prima fascia acquistato, cessione di Suarez (ok, aveva deluso le aspettative ma restava un buon rincalzo, certo migliore di un Tino Costa perennemente infortunato), acquisto di Tello e Zarate (buoni giocatori ma non esigenza primaria della squadra) e soprattutto 7 milioni di saldo attivo. Alla faccia del sacrificio economico!
Un'altra bugia, l'ennesima in questi ultimi anni da parte di una proprietà che a parole si fa portatrice di serietà, rettitudine, correttezza, trasparenza, salvo poi essere pronta a rinnegare questi valori ogni qual volta intraveda la possibilità di un risparmio o di un ricavo.
Qualche esempio?
estate 2014: "Nonostante le numerose offerte ricevute, Cuadrado non partirà perché è il nostro regalo alla città di Firenze". Cuadrado verrà ceduto a gennaio. Per lo meno curioso che un regalo venga ripreso da chi lo ha fatto dopo appena 3 mesi.
maggio 2015: "Salah rimarrà a Firenze. Abbiamo pronti 18 milioni per riscattarlo dal Chelsea" e successivamente "di certo vi posso garantire che non giocherà in Italia". Salah gioca nella Roma e quei 18 milioni non si sono più visti.
agosto 2015: "D'accordo col mister non cederemo i pezzi migliori". Savic va all'Atletico Madrid nonostante Sousa lo avesse inserito nella lista degli incedibili.
ancora agosto 2015: "Joaquin rimarrà alla Fiorentina perché qui i contratti li facciamo rispettare". Nell'ultimo giorno di calciomercato Joaquin se ne va al Betis per una cifra irrisoria.
ottobre 2015: "se qualche squadra vuole Montella dovrà pagarci per intero la clausola rescissoria". La Sampdoria ingaggia Montella senza pagare un solo euro alla Fiorentina che però si disfa di un oneroso ingaggio.
Come se non bastasse questo, a ricoprire la società di ridicolo si sommano anche le numerose figuracce fatte in giro per il mondo con calciatori apparentemente già acquistati e poi incredibilmente sfumati. Si va da Berbatov a Milinkovic-Savic a Mammana. Vicende gestite in modo a dir poco dilettantesco, ma emblematiche del reale interesse della proprietà per la Fiorentina dal punto di vista sportivo.
Se insomma un tifoso accettasse di farsi prendere continuamente in giro e di firmare ogni anno per il quarto posto senza mai la speranza di migliorarsi, allora i Della Valle sarebbero i proprietari dei suoi sogni. Se invece il tifoso avesse una propria dignità e uno spirito critico unito a genuina passione di certo non lo sarebbero. Io che appartengo alla seconda categoria sto ancora aspettando che mi venga spiegato con precisione in cosa consiste il "progetto", parola con la quale ogni dirigente si riempie la bocca quando parla di Fiorentina.
E' per caso ancora quello, dichiarato da Diego Della Valle quando acquistò la società per 2 lire, che si sarebbe lottato per lo scudetto nel 2011?
sabato 1 marzo 2014
L'unica cosa da fare
Non sono scandalizzato e neppure troppo infastidito perché non è poi così difficile rendersi conto di come funzionino le cose nell'ambiente calcistico, l'unico, tra quelli sportivi, che si rifiuta di progredire, terrorizzato dalle conseguenze di una maggiore trasparenza.
Mi lascia però alquanto perplesso il fatto che continui ad accettare questa situazione chi, esclusivamente per decisioni prese dall'alto, ci rimette numerosi milioni a stagione.
Come può un imprenditore come Della Valle tollerare che in due anni venga derubato di una cinquantina di milioni, quelli che la Fiorentina avrebbe incassato nel caso di qualificazione alla Champions League?
Sì, certo, si sarà mosso nelle cosiddette "sedi opportune", avrà reclamato il dovuto rispetto per i tifosi e la città, ma tutti sanno che l'utilità di queste iniziative è nulla. Di sicuro lo sa, e fin troppo bene, qualsiasi tifoso della Fiorentina che abbia seguito la squadra negli ultimi 20 anni.
Quello che Della Valle dovrebbe invece avere il coraggio di fare sarebbe prendere una decisione drastica ed epocale quale staccarsi dalla Lega e crearne un'altra.
Una nuova lega con tempo effettivo, moviola in campo, diritti televisivi equamente distribuiti tra le partecipanti otterrebbe l'adesione immediata di numerose società e finirebbe per mettere in crisi l'attuale che si troverebbe con una manciata di squadre, le uniche tutelate dal sistema vigente. Senza contare che l'inserimento delle nuove tecnologie garantirebbe alla lega nascente una curiosità e un interesse a livello mondiale, con ritorni economici non indifferenti.
Sarebbe una battaglia dura e ricca di insidie con squadre ovviamente escluse dalle competizioni europee (ma tanto quando mai sarebbero arrivate in Champions?) e giocatori esclusi dalle proprie Nazionali, ma che regalerebbe al calcio una dote assai più importante: la credibilità che ad alti livelli non ha quasi mai avuto.
mercoledì 22 maggio 2013
Scandalo al sole
Sto parlando del modo in cui il Milan ha scippato alla Fiorentina la qualificazione ai preliminari della prossima Champions League e i "tutti" sono gli addetti ai lavori, a cominciare dai viscidi giornalisti che, invece di riportare la realtà dei fatti rischiando di mettersi contro qualcuno che conta, preferiscono tapparsi gli occhi di fronte al più vistoso scandalo calcistico che io ricordi.
Sì perché quello a cui si è assistito quest'anno è stato di gran lunga peggiore di qualsiasi calciopoli o scommessopoli proprio perché avvenuto alla luce del sole con il tacito accordo di federazione, lega, arbitri, giornalisti, tutte le componenti della mafia che è il calcio nostrano.
Ma qual è la realtà dei fatti?
Chiunque abbia gli occhi per vedere e un briciolo di intelligenza la conosce: nel mercato di gennaio il Milan ha acquistato Balotelli per una cifra intorno ai 30 milioni. Per rientrare di tale cifra aveva assoluto bisogno di qualificarsi per la Champions. Da allora innumerevoli episodi a favore hanno condizionato la quasi totalità delle partite dei rossoneri permettendo loro di inanellare una lunga serie di vittorie che gli ha alla fine consentito il raggiungimento dell'obiettivo.
Da parte dei giornalisti, servi del potere e da quello prezzolati, solo entusiastici evviva per l'impresa riuscita e nessun accenno ai fatti che l'hanno resa possibile. Anzi no, per loro è stato merito di Allegri, capace di trovare finalmente il giusto assetto, e di Balotelli, inesorabile cecchino.
I regali ricevuti in serie contro Udinese, Cagliari, Lazio, Genoa, Chievo? Nel dimenticatoio. L'ultimo ridicolo rigore di Siena? Si poteva anche dare...
Da questa marmaglia ipocrita e omertosa, pronta a scandalizzarsi se a livello internazionale non viene accordato un fallo laterale a una squadra italiana, un silenzio assordante sul vergognoso abuso di potere di cui tutti siamo stati spettatori.
E se qualcuno ancora si stupisce che io tifi contro la nazionale italiana si ricordi che quando la nazionale perde, perde anche questo sistema marcio di gestire il calcio e perdono tutti coloro che lo rendono possibile.
lunedì 12 novembre 2012
Pillole di metà autunno
- La Nazionale maggiore ritorna mercoledì ad Amsterdam contro la Germania che restituisce la visita di un anno fa. La secca sconfitta di allora fu solo l'antipasto di quello che poi si sarebbe visto all'Europeo qualche mese dopo. Stavolta, con i Mondiali a siderale distanza, conterà un po' meno ma sarà comunque una discreta occasione per testare il proprio valore. Nessuna novità di rilievo sul fronte convocati tra i quali però si rivede Robben. Assenti invece gli infortunati Stekelenburg, Strootman e Sneijder.
- Dopo due bienni caratterizzati da eliminazioni amarissime, l'Under-21 centra la qualificazione alla fase finale dell'Europeo di categoria in programma in Israele il prossimo giugno. Lo fa con autorità, imponendosi con un doppio 2-0 nel playoff contro la Slovacchia. Accanto ai ben 6 giocatori che hanno già vestito la maglia della Nazionale maggiore (Bruma, Clasie, Fer, Maher, Luuk de Jong e Wijnaldum) mi piace segnalare il centrale difensivo e capitano Nuytinck, approdato per ora senza fortuna all'Anderlecht, e il centrocampisa del Vitesse Van Ginkel.
- In Eredivisie si è superato un terzo del cammino (12esima giornata) e per il titolo parrebbe già una questione tra PSV e Twente separati da un solo punto. Terzo e sorpresa positiva della stagione è il Vitesse di Rutten mentre Ajax e Feyenoord arrancano a -9. Galleggia al limite della zona play-out un AZ al quale non hanno certo giovato le numerose cessioni estive.
- Prosegue il momento negativo dei club olandesi nelle coppe europee. Quando mancano due turni al termine della fase a gironi sono già quasi spacciate PSV e, soprattutto, Twente in Europa League. In Champions l'Ajax, cogliendo 4 punti nel doppio confronto contro il Manchester City, si è messo in buona posizione per il terzo posto ma i primi due restano una chimera.
- Non c'è più Muricy Ramalho, passato al Santos, e neppure "el mago" Conca, emigrato in Cina nel Guangzhou di Lippi, ma il Fluminense continua a vincere. Con Abel Braga in panchina dopo il terzo posto dell'anno scorso è arrivato un altro titolo, conquistato con tre giornate di anticipo. Note di merito, oltre all'ormai affiatatissima coppia centrale Gum-Leandro Euzebio, a Thiago Neves, Wellington Nem, Rafael Sobis e, su tutti, il bomber Fred, ritornato ai suoi migliori livelli che forse a Lione non hanno mai visto.
- Espugnando San Siro, sponda milanista, la Fiorentina dell'ottimo Montella centra la quarta vittoria consecutiva puntellando la quarta posizione in classifica a -7 dalla capolista Juventus e mantenendo legittime ambizioni di Champions. Non so se era più tempo che a Firenze non si respirava questo entusiasmo o che non si vedevano centrocampisti del calibro di Pizarro e Borja Valero.
sabato 30 luglio 2011
Liquidazione totale
Se io fossi il principale di una qualsiasi azienda gestita come è stata gestita la Fiorentina negli ultimi anni, non solo licenzierei gli amministratori ma mi verrebbero pure dubbi sulla loro lealtà professionale.
Se poi l'amministratore in questione è Corvino che è talmente presuntuoso ed arrogante da pensare di potere prendere in giro un'intera tifoseria raccontando favole e arrampicandosi sugli specchi, allora il principale si troverà ad un bivio. O appoggiare il suo dipendente e inevitabilmente diventare corresponsabile delle sue malefatte o licenziarlo.
I Della Valle hanno scelto la prima strada confermando di non avere le palle di prendere decisioni forti (la gestione delle vicende Prandelli e Mihajlovic sono perfetti esempi della loro pusillanimità) e di fatto contraddicendo la loro sbandierata politica di trasparenza, autofinanziamento e oculata gestione economica.
Dov'è la trasparenza se non vengono giustificate e motivate le scelte? Come si può avere autofinanziamento se si regalano i giocatori?
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata l'irrisoria cifra (50.000 euro) inserita nelle buste per aggiudicarsi D'Agostino dopo avere pagato più di 5 milioni la metà del suo cartellino non più tardi dell'estate scorsa. Risultato? D'Agostino all'Udinese (nella busta i friulani avevano messo 111.000 euro) e circa 6 milioni spesi dalla Fiorentina per le 12 partite che il centrocampista ha disputato nell'ultima stagione.
Un affarone come lo furono le offerte inserite nelle buste per Miccoli e Maresca 6 anni fa, praticamente regalati alla Juventus quando sarebbero stati utili se non per la causa viola almeno per ricavarne denaro.
E che dire di Comotto, Donadel e Santana? Invece di venderli l'anno scorso si è aspettato di perderli a costo zero come in passato era già successo per Liverani, Gobbi e Ujfalusi. La vicenda Montolivo che non viene venduto ma il cui contratto non è rinnovato avrà presumibilemnte lo stesso finale.
E come non ricordare Toni, svenduto al Bayern per pochi milioni? E Mutu? Regalato! Frey? Regalato dopo essere stato trattato come un appestato da chi si dichiara portatore di alti valori morali. E i vari Da Costa, Hable, Lupoli, Van den Borre? Tutti regalati dopo essere stati fatti passare a suo tempo per futuri fenomeni e acquistati per diversi milioni.
Ma almeno Corvino i soldi sapesse come spenderli! E invece oltre 9 milioni li ha versati per Felipe, uno dei peggiori centrali visti a Firenze negli ultimi 10 anni e mandato in prestito a Cesena lo scorso febbraio dopo un anno esatto di prestazioni inguardabili.
Qualcun altro avrebbe potuto fare peggio?
mercoledì 31 marzo 2010
Tra addii e conferme forzate
Dopo un mese di dichiarazioni sibilline e polemiche a non finire imbastite da ambo le parti (società e allenatore) col solo scopo di uscire dalla vicenda nel miglior modo possibile, Diego Della Valle ha ufficializzato il suo addio alla Fiorentina.
Stupisce che in una diatriba tra allenatore e presidente, seppure onorario, sia quest'ultimo ad andarsene, come stupisce che l'uscita di scena di una figura dirigenziale o comunque di un punto di riferimento societario abbia conseguenze solo sul piano tecnico. Se infatti per la società Fiorentina non cambierà praticamente nulla (Andrea Della Valle tornerà presidente a tutti gli effetti), il volontario allontanamento di Diego ha fatto sì che Prandelli, seppur desideroso di accettare le avances juventine, decidesse alla fine di restare sulla panchina viola per non essere additato come bugiardo e traditore.
Davvero un peccato che non sia approdato alla Juventus dove non avrebbe potuto fare passare i quarti posti come scudetti, dove i suoi errori sarebbero stati evidenziati in barba alla sua permalosità, dove non avrebbe trovato nessuno disposto a difenderlo dopo una striscia di 7 sconfitte in 9 partite, dove sarebbe stato spinto giù dall'Olimpo in molto meno tempo di quello impiegato dagli sprovveduti e ottusi tifosi fiorentini a portarcelo.
Che occasione mancata quella di trasformare anche i gobbi in perdenti cronici e nello stesso tempo ingaggiare un nuovo allenatore che facesse della grinta, del coraggio e della fantasia (sostantivi ormai caduti nel dimenticatoio a Firenze) i suoi capisaldi!
Si è invece optato per la scelta sconsiderata di buttare via un'altra stagione mantenendo alla guida un demotivatore ormai bollito, un mediocre faticatore, come lo era quando calcava i campi di gioco, che oltre a non vincere nulla ci propinerà le solite scelte insensate.
Complimenti alla lungimiranza!
giovedì 18 febbraio 2010
lunedì 31 agosto 2009
Il ricatto dei Della Valle
Con il calciomercato appena concluso ritengo utile appuntarmi il saldo (approssimativo) dei movimenti in entrata ed uscita della Fiorentina:
Acquisti: Zanetti (2,5), De Silvestri (5,5), Castillo (1), Marchionni (4), Natali (2), Di Tacchio (2), Savio (3).
Totale: 20 milioni
Cessioni: Melo (25), Semioli (5), Kuzmanovic (7,5).
Totale: 37,5 milioni
Questi ultimi arrivano a 53 se si aggiungono i milioni incassati a gennaio dalla cessione di Pazzini (9) e Osvaldo (6,5) e mai più reinvestiti.
Sono dunque 53-20=33 i milioni che i Della Valle si sono messi in tasca obbligando Corvino a spericolate (e insensate) acrobazie linguistiche per giustificarne il non utilizzo.
Se è vero infatti che l'anno solare 2008 si è chiuso, cifre ufficiali, con un passivo di 9,2 milioni è anche vero che l'accesso alla fase a gironi della Champions appena conquistato ne porterà nelle casse societarie altri 20 aumentando così la liquidità disponibile a oltre 40 milioni
Con una cifra così considerevole è impensabile che anche il più sprovveduto dei DS non sia in grado di acquistare calciatori che, ovviamente con stipendi che rientrino nei parametri della società, siano migliori dei vari Dainelli o Donadel.
In verità chi è interessato alle sorti della Fiorentina sa bene che il nocciolo della questione sia la concessione ai Della Valle, da parte dell'amministrazione comunale, di uno spazio adatto a costruirvi la cittadella che sarebbe per loro fonte di enormi guadagni.
Senza cittadella disimpegno verso la Fiorentina. Disimpegno proprio nel momento in cui sarebbe stato davvero possibile fare il salto di qualità e che invece finirà per penalizzare la squadra evidentemente indebolita e con un organico troppo risicato per disputare al meglio tre competizioni.
Non so per quanto ancora i fiorentini potranno sopportare questo ricatto. Forse fino a quando i buoni risultati saranno in grado di mascherare la presa in giro da parte di chi garantiva che i soldi incassati sarebbero stati interamente reinvestiti. Sono proprio curioso di vedere cosa succederà dopo le prime delusioni che temo non tarderanno ad arrivare. Il tempo delle favole è finito.
martedì 2 giugno 2009
Io non sto con Prandelli
Qual è il migliore allenatore? Facile. Colui che ottiene il massimo dalla sua squadra sia in termini di risultati che di bel gioco. Più difficile è stabilire se un allenatore sia bravo quando latitano gli uni o l’altro.
Prandelli in 4 stagioni alla guida della Fiorentina ha ottenuto risultati straordinari per gli standard storici della squadra ma se è vero che 4 campionati consecutivi tra le prime 4 non si vedevano dagli anni ’50 è anche vero che è probabilmente da allora che la squadra non aveva alle spalle una società così solida e, perché no, ricca. Insomma, avendo a disposizione il quinto budget della Serie A risulta un po’ meno straordinario arrivare quarti, soprattutto se le squadre rivali sono afflitte dai problemi più svariati.
Se poi non è possibile affermare con certezza che con un altro allenatore si sarebbe fatto meglio in termini di risultati, è altresì difficile pensare che si sarebbe potuto fare peggio dal punto di vista del gioco.
Il buon Prandelli è un tecnico passabile per quanto riguarda la fase difensiva per una buona applicazione della quale è disposto a sacrificare l’estro di qualsiasi giocatore costringendolo, prima di tutto, a rigidi compiti di copertura. E’ invece assai carente nella fase di possesso palla tanto che appare difficile ricordare uno schema offensivo diverso dal lancione della difesa per il Toni o il Gilardino di turno. Movimenti senza palla praticamente assenti, mai una sovrapposizione, impossibile ricordarsi una sola volta nella quale si sia riusciti, dopo azione manovrata, a liberare un giocatore in area per una conclusione comoda. Per non parlare del modo ridicolo in cui da anni si battono calci d’angolo e punizioni.
Ogni calciatore è frenato dall’obbligo di non oltrepassare la sua zona di competenza e se questo è un modo di giocare che può portare al successo contro compagini di medio-basso valore per superare le quali è sufficiente una giocata di un singolo, non è assolutamente presentabile contro le squadre più forti dalle quali, salvo rarissime occasioni, si perde infatti in modo sistematico.
Con queste premesse è facile ipotizzare che margini di miglioramento non ce ne siano. Già quest’anno non si è visto alcun progresso rispetto alla stagione scorsa malgrado gli oltre 30 milioni investiti sul mercato.
Ci sono volute 30 giornate di campionato per fare capire al cocciuto mago di Orzinuovi che Vargas era tanto deleterio sulla linea di difesa quanto devastante, per gli avversari, su quella di centrocampo. Solo poche gare in meno per fargli capire che Pasqual e Semioli, prima inspiegabilmente ghettizzati, potevano essere utili alla causa. Si è dovuto infortunare Mutu per potere vedere Jovetic finalmente nella sua posizione naturale e non come improbabile attaccante esterno, sorte del resto toccata in precedenza pure a Osvaldo. Inarrivabile invece l’invenzione di Santana trequartista: una decina di prestazioni da incubo a fronte di una sola decente ma sufficiente tuttavia a farlo rimpiangere dal suo tecnico dopo l’infortunio. A livello di chicca siamo quasi ai livelli di Ujfalusi, impiegato come terzino destro per quasi tre anni prima che il Nostro si accorgesse che era il migliore centrale della rosa.
E’ bene che tutto l’ambiente si renda conto che, con questa lunga serie di abomini tattici, è stato solo grazie alla dea bendata che si è riusciti ad acciuffare il quarto posto, arrivato peraltro nonostante un numero elevatissimo di prestazioni indecorose (per trovare qualcosa di simile al filotto casalingo contro Napoli, Lazio, Chievo, Siena, Cagliari bisogna risalire alla moltiplicazione dei pani e dei pesci) che solo il risultato finale è riuscito a nascondere all’occhio degli spettatori meno attenti.
Affermare poi che quello è il nostro scudetto non è solo un modo di esaltare oltremisura il proprio lavoro e autocelebrarsi (in questo Corvino gli è degno compare) ma una vera e propria presa in giro. Sarebbe sufficiente avere guardato una partita della Juventus o del Milan per capire il perché.
Probabilmente sarebbe stato meglio concludere il campionato con una decina di punti in meno. Oltre che a ricalcare più fedelmente quello che si è fatto vedere sul campo, avrebbe forse aperto gli occhi alla proprietà nei confronti di un tecnico che pare godere di fiducia illimitata nemmeno avesse vinto tre Champions di fila.
Purtroppo, o per fortuna, nello sport, nel lavoro, nel matrimonio ed in tutte quelle attività umane che come tali hanno una loro evoluzione, non contano nulla i meriti pregressi; conta solo l'oggi perché non si può guardare con languore al passato glorioso mentre nel presente si affonda. La realtà dice che quest’anno, escludendo il quarto posto finale che comunque ho già sottolineato come sia arrivato, è stato caratterizzato da figuracce sia in Champions che in UEFA contro l’Ajax che in Coppa Italia col Torino. Prandelli si è dimostrato ancora una volta inadeguato nel gestire una rosa ampia, necessaria per essere competitivi su più fronti. D’altronde ha dichiarato lui stesso che la sua rosa ideale è composta da 18 giocatori a cui aggiungere i primavera. Peccato che di primavera non se ne siano visti nemmeno in Coppa Italia e alla fine abbiano sempre giocato i soliti indipendentemente dalla condizione fisica del momento, a volte davvero impresentabile.
Nonostante tutto questo non si è mai sentito un minimo di autocritica da parte sua mentre invece è sempre stato pronto a stizzirsi di fronte a chi legittimamente fischiava degli spettacoli osceni.
Dall’alto della sua vanagloria, celata da una falsa modestia e pertanto ancora più fastidiosa, ha sempre difeso ogni sua scelta invocando riconoscenza, lamentandosi di fronte alle sconfitte che in Italia esiste solo la cultura del risultato e dimenticandosi che quella è la sua fortuna visto che può appigliarsi solo a quelli.
Ora che poi il quarto posto è in tasca nessuna critica ha più ragione di essere. Prepariamoci dunque ad un nuovo esaltante campionato col santone in panchina, Vargas esterno basso, Donadel regista, Santana trequartista, Mutu a passeggiare per il campo e Jovetic in tribuna. Che ci salvi San Frey!
sabato 12 gennaio 2008
Parentesi viola
Società: da una dirigenza mi aspetto chiarezza nel dichiarare gli obiettivi e coerenza nel cercare di raggiungerli. I Della Valle li hanno sempre centrati e lo hanno pure fatto con una politica accurata, senza spese folli di cecchigoriana memoria. Chi li critica o è in malafede o è un perfetto idiota perché se è vero che per vincere occorre spendere di più è anche vero che nessuno ci ha promesso vittorie che poi non sono state ottenute. Il progetto parlava già dal principio di essere competitivi per lo scudetto dal 2010 e solo chi ha scarsa memoria potrebbe non sottoscriverlo.
Corvino, come un imbonitore di fronte ad una folla acclamante, spaccia i numerosi giovani acquistati come futuri campioni ma se alcuni stanno dimostrando il proprio valore (Kuzmanovic, Osvaldo), altri (Vanden Borre, Lupoli, Mazuch, Hable) non si sono praticamente mai visti ed un motivo ci sarà... D'altronde come dimenticare un futuro campione come Brivio, acquistato dal nostro per un milione di euro e poi rivenduto per pochi spiccioli un anno dopo?
Ho insomma molta stima del'uomo Prandelli ma anche la convinzione che debba liberarsi del suo eccessivo paternalismo nei confronti dei giocatori per poterci condurre verso i più ambiti traguardi.
Tra i rincalzi molto bene Kroldrup che sta crescendo anche in personalità, sufficiente Potenza (ma visto come ci era stato presentato era lecito aspettarsi di più), male Balzaretti (ancora grazie Corvino) apparso sempre titubante e impreciso.
Centrocampo: è il reparto che andava rinforzato e per il quale non è stato fatto colpevolmente nulla. Il solo Liverani è degno di una squadra di medio-alta classifica per senso della posizione, visione di gioco e capacità tecniche anche se spesso esagera con i passaggi di prima finendo per creare pericoli alla propria difesa. Montolivo le cui doti tecniche non si discutono rimarrà l'eterna promessa perché è privo della personalità necessaria per imporsi a certi livelli e quando il gioco si fa duro puntualmente scompare. L'utilizzo di Donadel non ha poi la minima spiegazione logica: non sa impostare, non sa coprire, perde molti più palloni di quanti ne conquisti e tecnicamente è un disastro. Oh certo, non lesina mai impegno e corre per tutta la partita ma è pagato per giocare a calcio, non per fare il maratoneta.
Tra i cursori di fascia sempre prezioso Jorgensen che però ha inevitabilmente perso la dinamicità dei giorni migliori mentre Semioli è stato una delusione e in tutto il girone di andata non è stato in grado di liberarsi una sola volta del diretto marcatore. Santana, grazie alla sua tecnica e alla sua velocità, è l'unico in grado di supportare gli attaccanti creando superiorità numerica ma è più in infermeria che in campo.
La nota più positiva del reparto è di certo Kuzmanovic per il quale è facile immaginare un impiego sempre maggiore mentre Pazienza e Gobbi mi dimostrano in continuazione che, pur non essendo inferiori a Donadel rispetto al quale giocano inspiegabilmente molto meno, non sono in grado di aggiungere nulla sia dal punto di vista tecnico che della personalità.
Per il momento... buon 2008 a tutti!